Tarquinia

La città di Tarquinia centro dell’Etruria Meridionale, capitale etrusca, cittadina medioevale, luogo archeologico di fama internazionale e di intensa vita culturale, è un comune di oltre 16.500 abitanti della provincia di Viterbo che dista dal capoluogo circa 45 km. Essa sorge su un’altura, in bella posizione panoramica a 133 metri sul livello del mare, in vista sulla valle del fiume Marta e sul Mar Tirreno. Gode di un’ideale posizione geografica avvalorata dalla vicinanza di importanti punti di snodo quali il Porto di Civitavecchia, a soli 10 minuti per i collegamenti con la Sardegna e la Sicilia; lo scalo aereo di Fiumicino a soli 45 minuti, per i collegamenti aerei nazionali ed internazionali. La sua vicinanza ad alcune delle più belle città d’arte italiane come Roma (90 km), Grosseto (90 km), Siena (163 km), Firenze (250 km), Livorno (235 km), Pisa (250 km), Perugia (170 km), Rieti (130 km), Napoli (280 km), la rendono meta del turismo privilegiato dove il visitatore può godere dell’importante tradizione che copre 3000 anni di storia, testimoniata dai numerosi e preziosi reperti archeologici e medievali e delle sue variegate caratteristiche naturali: la vicinanza del litorale marino e della riserva naturale di popolamento animale delle saline, la campagna maremmana, i vicini monti della Tolfa e Cimini e la vista dell’Argentario e dell’Isola del Giglio.
Il clima è sempre mite anche in inverno e la calura estiva è mitigata da costanti brezze che rendono favorevoli gli sport della vela e il windsurf. La varietà della struttura geografica rende possibile l’organizzazione di manifestazioni sportive di livello internazionale, di difficile realizzazione altrove, quali gare di triathlon, ciclismo, maratone.

 

La storia

L’etrusca Tarkna (in latino Tarquinii) era situata a circa 10 km dalla costa, dove era il suo porto principale, Gravisca, potente emporio del Mediterraneo. L’abitato etrusco sorse e si sviluppò in una felice posizione geografica da cui dominava la sottostante vallata del fiume Marta, emissario del lago di Bolsena; il corso d’acqua, oltre ad essere allora un fiume navigabile dal mare fino alla città, per secoli garantì agevoli contatti con il retroterra e molto contribuì alla fioritura e all’affermazione politica ed economica della città. Pian di Civita, questo è il nome del pianoro da cui, per secoli, la potente città etrusca fu protagonista delle vicende politiche del Mediterraneo, è diviso dalla costa dal lungo e parallelo colle dei Monterozzi, sede delle Necropoli storiche. Le attestazioni archeologiche più antiche del sito urbano risalgono all’età del Bronzo finale (XII secolo a. C.), anche se solo a partire dall’VIII secolo a.C., con l’incrementarsi dei contatti con il mondo greco e con la trasmissione di nuove tecnologie e di nuovi modelli culturali, si accentua quel processo di formazione urbana che porterà Traquinia ad essere ritenuta “grande e fiorente” (Dionigi Alicarnasso) e “la più ricca d’Etruria” (Cicerone). Nel VI e nei primi decenni del V sec. a. C. Tarquinia è al sua apogeo urbano; a questo corrisponde un’espansione che porterà la città a dominare su un territorio che giunge sino al lago di Bolsena. E’ il momento di massima potenza della città e questi decenni di grande splendore economico e politico sono testimoniati in maniera evidente dallo sviluppo della necropoli. Fra la fine del V e gli inizi del IV sec. a. C. viene edificata l’imponente cinta fortificata lunga 8 km, che delimita una superficie di 135 ettari, per difendere la città dai Celti che scendevano dal Nord e da Roma che iniziava la sua espansione da Sud. Le ostilità tra Tarquinia, alla testa della lega delle città etrusche, e Roma sfociano in un conflitto tra il 358 ed il 351 a. C. che si conclude con una tregua di 40 anni; nel 308 a. C. dopo un nuovo scontro armato, la tregua viene rinnovata per un periodo di ulteriori 40 anni. nel corso della prima metà del III sec. a.C. la città viene definitivamente sconfitta da Roma che occupa la fascia costiera. Le due città rimangono comunque in buoni rapporti: Livio infatti ricorda come Tarquinia, nel 205 a. C. abbia fornito a Scipione il lino per le vele delle navi usate nella spedizione in occasione della seconda guerra punica. Nel 181 a. C., sul sito dell’antico porto, Roma fondò Gravisca, una colonia marittima. Dopo il 90 a. C. anche Tarquinia ricevette il diritto di cittadinanza romana e diventò un municipio retto da un collegio di quattro magistrati. Nel tardo periodo imperiale la decadenza divenne inarrestabile e nell’alto medioevo il pianoro della città si spopolò finché, nell’ VIII sec. d. C., la sede episcopale fu spostata nella vicina Corneto e la Civita fu definitivamente abbandonata.

Tarquinia, dalle origini fino al sec. XIX, fu chiamata Corneto; dal 1872 Corneto-Tarquinia e dal 1922 Tarquinia. Il nome potrebbe derivare dalla presenza di piante di corniolo (Corgnitum), oppure dal mitico re Corito, suo fondatore e progenitore di Enea.

Le origini della città sono tuttora imprecisabili. Per Corneto lo sviluppo urbano non fu né conseguenza né causa di un drastico o traumatico abbandono della vecchia Tarquinia: anzi le fonti storiche documentano che almeno fino al sec. XIV i due centri  coesisterono, anche se per importanza Tarquinia , che fu sede vescovile fin dal sec. IV, andava progressivamente cedendo il passo a Corneto. ll primo nucleo si svluppò sullo sperone di castello (secc. VI – VII) in luogo di una probabile preesistenza romana. Si vuole che qui, intorno ad una torre preesistente, si aggregasse un palazzo fortificato, in cui, nel 1080, la contessa Matilde di Canossa tenne un placito con poteri pontifici; si tratterebbe del luogo dove attualmente sorge la chiesa di S. Maria, detta, appunto, in castello e che, sembra, abbia sostituito una precedente S. Maria ad rupes, probabile cappella palatina. A questo iniziale castrum si aggregò, in breve tempo, un suburbio che si intensificò a tal punto da determinare l’esigenza (secc. IX – X) dell’edificazione di una cinta muraria a sua protezione. Il sistema fortificato, ancora conservato a tratti, nel suo perimentro originario escludeva la parte orientale dell’attuale borgo (castro novo), che si sviluppò tra i secc. XIII e XIV. Il tracciato, quindi, superato castello, seguiva il percorso fino alla piazza Cavour, piegando per corso Vittorio Emanuele II e proseguendo per l’Alberata Dante Alighieri, fino alla scoscesa del belvedere. Divenuta civitas nel sec. XI (bolla di Sergio IV), la città, per altro, già gravitava nell’orbita del Patrimonio di San Pietro fin dal 787. L’ascesa politica ed economica della città si manifestò (sec. XII) nei trattati commerciali stipulati con Pisa, Genova e Venezia, grazie alla vicinanza del mare e dei fiumi Marta e Mignone, allora navigabili e sulle cui foci esistevano importanti approdi. Dalla metà del sec. XII Corneto fu libero Comune; pertanto divenne antagonista di Tuscania e Viterbo, svantaggiate in quanto ubicate nell’entroterra. Nel sec. XIII la città consolidò il proprio stato giurdico legandosi sempre più a Roma, che, infatti, si proponeva come migliore acquirente della sua ricca produzione frumentaria, per la quale Corneto era nota come horreum urbis. Mutamenti determinanti iniziarono tra i secc. XIV e XV , quando la città fu coinvolta nelle lotte tra papato e impero. Nel 1328 M. Vitelleschi, impadronitosi del potere, con l’intento di creare una Signoria, non realizzò il suo progetto perché rimase ucciso in una rivolta popolare scoppiata dopo solo due anni. Tra i secc. XV e XVI iniziò una fase di costante decrescita, coincidente, tra l’altro, con il consolidamento del potere dei Vitelleschi e con una progressiva ingerenza della Chiesa, testimoniata dall’assedio e dal saccheggio della città (1355), compiuti dalle truppe pontifice guidate da E. Albornoz e da G. Orsini. Nel 1453 Eugenio IV, elevando Corneto a sede vescovile, diede il titolo di cattedrale a SS. Maria e Margherita, che il vescovo B. Vitelleschi ristrutturò completamente per ricavarvi una cappella di famiglia. Nel 1439, con il restauro del torrione di Matilde, venne costruita una porta fortificata a baionetta, che escluse castello dall’area urbana, determinandone il rapido degrado. Tra la fine del sec. XV e l’inizio del sec. XVI due gravi pestilenze ridussero di due terzi la popolazione. Iniziò così un periodo di decadenza che investì anche il patrimonio edilizio. Nel sec. XVIII ci furono alcuni tentativi di risanare l’economia cornetana. Tra questi, notevoli gli interventi al porto (Clemente XII, 1738-48); in seguito Pio VII realizzò degli impianti per l’estrazione del sale (1802). Tra la fine del sec. XVIII e gli inizi del XIX la città venne, per due volte, occupata dalle truppe francesi, prima da quelle rivoluzionarie e, quindi, da quelle napoleoniche. Nel 1815 tornò allo Stato Pontificio fino al 1870, quando venne annessa al Regno d’Italia. Le vicende successive sono legate allo sviluppo dello stato italiano.

Il poeta Petrarca definì Corneto ” turritum et spectabile oppidum, gemino cinctum muro”, un bel paese fortificato circondato da una doppia cinta di mura che si imponeva alla vista dei viaggiatori con la maestà delle sue 38 torri.

Dalla metà del sec. XII fu libero Comune; nel sec. XIII la città consolidò il proprio stato giuridico e si legò sempre più a Roma, che si proponeva come miglior acquirente della ricca produzione frumentaria.

Tra i secc. XV e XVI iniziò una fase di costante decrescita, coincidente. tra l’altro, con il consolidamento del potere dei Vitelleschi e con la progressiva ingerenza della Chiesa. Nel sec. XVIII vi furono alcuni tentativi di risanare l’economia cornetana. Tra questi notevoli gli interventi al porto voluti da Clemente XII (1738-48). In seguito Pio VII realizzò degli impianti per l’estrazione del sale (1802, saline). Alla fine del sec. XVIII ed agli inizi del XIX la città venne, per due volte, occupata dalle truppe francesi: prima da quelle rivoluzionarie e quindi da quelle napoleoniche. Nel 1815 tornò alla Stato Pontificio fino al 1870, quando venne annessa al Regno d’Italia.

Nel corso dei secoli la città si è arricchita di splendidi palazzi e di chiese, segno della considerazione di cui godeva all’ interno della Stato Pontificio e presso molti potenti. Passeggiando per le vie si notano edifici dei secc. XII – XIV, in stile romanico con elementi gotici, a volte influenze arabe; edifici del sec. XV, in cui coesistono elementi gotici e rinascimentali; edifici rinascimentali, barocchi e neoclassici, con varietà di forme e decorazioni, che nell’ edilizia post-unitaria assumono il carattere eclettico, che si andava diffondendo in gran parte d’Italia.

 

Vedi nel dettaglio i maggiori monumenti di Tarquinia qui.

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