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L’Italia è un paese ricco di eccellenze artistiche e culturali dal fascino immortale e dall’inestimabile valore storico che vanta ben 44 siti inseriti nella lista dei Patrimoni dell’Umanità dell ‘Unesco. Tarquinia  è uno di questi siti, iscritta nel 2004 insieme a Cerveteri  per le Necropoli Etrusche con le seguenti motivazioni:

” Rappresentano un  capolavoro del genio creativo dell’uomo: i dipinti murali presenti su vasta scala a Tarquinia, sono eccezionali sia per  qualità formali che per il contenuto delle raffigurazioni che rilevano aspetti della vita quotidiana, della morte e delle credenze religiose degli antichi Etruschi….   Le due Necropoli costituiscono una testimonianza unica ed eccezionale dell’antica civiltà etrusca l’unico tipo di civiltà urbana dell’Italia pre-romana . Inoltre, la rappresentazione della vita quotidiana nelle tombe affrescate, molte delle quali riproducono nello schema architettonico la tipologia delle case etrusche, è una testimonianza unica di questa cultura scomparsa”.

 

Il turista può apprezzare i numerosi cimeli etruschi visitando l’aristocratico Palazzo Vitelleschi (XV sec.), capolavoro dell’architettura gotico – rinascimentale diventato Museo Archeologico Nazionale.
La necropoli etrusca dei Monterozzi, entrata a far parte della lista dei siti patrimoni mondiali dell’umanità dell’UNESCO nel 2004, si trova appena fuori il centro abitato ed accoglie le tombe dipinte più belle e meglio conservate del mondo antico, che testimoniano il culto della morte di un popolo affascinante ed enigmatico. Sono uniche nel loro genere e paragonabili solamente a quelle egiziane. Di circa 200 tombe etrusche con pitture parietali di cui si è attualmente a conoscenza, circa 140 si trovano a Tarquinia.
Fra i più antichi e suggestivi sepolcreti dei Monterozzi spicca quello della Doganaccia, un’area funeraria distante circa 3 km dal Museo Archeologico nazionale. Si tratta di un ampio complesso archeologico dominato da una svettante coppia di tumuli funerari che rappresentano sepolture principesche caratteristiche del paesaggio etrusco dei periodi orientalizzante e arcaico (VII-VI sec. a.C.).
Poco distante dalla Necropoli etrusca, sull’altopiano della Civita, si trovano i resti dell’antica città etrusca di Tarquinia (La Civita – Acropoli), nella quale si può ammirare il basamento del tempio denominato “Ara della Regina”, risalente al sec. IV a.C. della cui decorazione fittile facevano parte i Cavalli Alati, oggi esposti nel Museo Archeologico Nazionale Tarquiniese. Essa è situata a circa 10 km dalla costa, dove era ubicata Gravisca, il porto principale, importante emporio del mediterraneo di cui rimangono i resti in prossimità dell’area archeologica di porto Clementino.

 

La Necropoli Etrusca di Monterozzi – Via Ripagretta.

 

 

Le tombe dipinte rappresentano un aspetto peculiare della cultura artistica etrusca, unico esempio della pittura parietale antica, conosciuta attraverso la testimonianza delle fonti. Gli affreschi presenti all’ interno delle tombe dipinte di Tarquinia sono l’unico esempio coevo, contemporaneo alla grande pittura greca, pervenuto fino a noi. Attualmente si è a conoscenza di circa 200 tombe etrusche con pitture parietali e 140 si trovano a Tarquinia. Soltanto Tarquinia ci offre dunque una pinacoteca sotterranea databile dall’ età Orientalizzante (fine sec. VII a.C.) sino alla fine dell’età repubblicana romana (metà I sec. a.C.), che rivela come in questa città esistesse una fiorente ed ininterrotta tradizione pittorica. Questo enorme patrimonio non solo artistico ma anche storico rappresenta uno spaccato sulla vita quotidiana degli Etruschi ed è stato inserito dal 2004, dall’Unesco nel Patrimonio Mondiale dell’Umanità. La necropoli è situata su un pianoro con una larghezza di circa tre chilometri e una lunghezza di circa sei chilometri, denominato Monterozzi, diviso in varie località: Calvario, Primi Archi, Secondi Archi, area Scataglini, Doganaccia. Attualmente sono accessibili 19 ipogei nella porzione di necropoli, aperta al pubblico, in località Calvario. Dal mese di marzo fino ad ottobre sono aperti straordinariamente, grazie alla collaborazione tra la Soprintendenza per i Beni Archeologici per l’Etruria Meridionale ed il Comune di Tarquinia, cinque tra gli ipogei più conosciuti: tomba delle Pantere, dei Tori, degli Auguri, del Barone, e il fondo Scataglini, accessibili con visite guidate.

 

Museo Archeologico Nazionale Tarquiniense-Piazza Cavour, 1

Palazzo Vitelleschi

 

 

Ospitato presso il rinascimentale palazzo Vitelleschi, il museo è ubicato nel centro storico di Tarquinia. Realizzato tra il 1436 ed il 1439 su commissione del Card. G. Vitelleschi, in parte su strutture preesistenti, su progetto di due diversi architetti, questo edificio, attualmente di proprietà demaniale, dal 1924 è sede del Museo Archeologico Nazionale Tarquiniense. Nella facciata si può notare la compresenza di elementi gotici ed elementi rinascimentali, testimonianza sia del lavoro di due diversi architetti, sia del graduale passaggio al nuovo stile, che proprio in quegli anni si andava diffondendo: l’ impronta rinascimentale è evidente nel settore sinistro, col portale sormontato da un timpano triangolare in cui è inserito lo stemma della famiglia Vitelleschi, mentre le coppie di bifore del settore centrale e le tre trifore del settore di destra ci riportano al gotico. Nello spazio rientrante del prospetto è visibile l’ anello di un pozzo ottagonale, datato 1459, già situato nel Palazzo Comunale: sulle pareti dei bassorilievi raffiguranti i santi protettori della città (S. Lituardo, S. Pantaleone, S. Secondiano e S. Teofanio), gli stemmi del Comune, della famiglia Vitelleschi, di Pio II Piccolomini ed un’ epigrafe riportante i nomi del Consoli e del Gonfaloniere con la dedica dell’ opera. Sulla destra è stata collocata la scultura in bronzo di una figura femminile, donata da Emilio Greco in ricordo del poeta tarquiniese Vincenzo Cardarelli. Anche sul retro del palazzo, in piazza Soderini, si possono osservare le finestre del primo piano, rettangolari, riferibili al nuovo stile rinascimentale, mentre le bifore del secondo piano sono in stile gotico. É inoltre visibile la sporgenza dell’ abside pensile della cappella del palazzo.

 

Museo Archeologico Nazionale Tarquiniense:

Pianterreno

E’ ospitato nel Palazzo Vitelleschi, risalente al sec. XV. L’esposizione è collocata sui tre piani del palazzo. Gli ambienti al piano terra accolgono, in sequenza cronologica, i materiali in pietra appartenenti alle collezioni del museo tra cui sarcofagi databili dalla metà del sec. IV a.C. Da porre in evidenza la sala 10 che contiene i sarcofagi di maggior pregio, alcuni dei quali scolpiti in marmo greco, appartenuti ad alcune delle famiglie più in vista della Tarquinia della metà del sec. IV a.C.

Primo Piano

Sono esposte, ordinate cronologicamente, le ceramiche provenienti dagli scavi delle necropoli con importanti testimonianze di pittura greca ed etrusca: vaso di Bocchoris (VII-Vl secolo a.C.), vasi greci a figure nere del VI secolo a.C. e attici a figure rosse.
La visita inizia dall’ ultima stanza del ballatoio dove sono raccolti i materiali più antichi, risalenti al periodo Villanoviano (secc. IX – VIII a.C.). Le sale successive sono disposte in ordine cronologico, quindi procedendo si possono ammirare i reperti databili al periodo Orientalizzante (fine secc. VIII – VII .a.C.) provenienti dalla Fenicia e dall’ Egitto; i vasi importati dalla Grecia, soprattutto da Corinto, dalla fine del sec. VII al sec. VI a.C.; la ceramica etrusco – corinzia che gli etruschi produssero ad imitazione della greca ed il bucchero, la tipica ceramica etrusca, riproduzione economica del vasellame bronzeo. A seguire le ceramiche di importazione provenienti dall’Attica, eseguite con la tecnica a figure nere e a figure rosse, databili dal sec. VI a.C. In una vetrina del Salone delle Feste è raccolta una scelta di monete etrusche di bronzo, fuse e coniate e le monete d’ oro risalenti al periodo tardo imperiale, ritrovate negli scavi della colonia romana di Gravisca, dedotta nel 181 a.C. Inoltre in una vetrina sono esposti alcuni gioielli in oro eseguiti con la tecnica della granulazione. Procedendo nelle sale successive si possono ammirare reperti di produzione locale, sia ceramici che metallici: specchi, balsamari, suppellettili. Nell’ultima sala sono raccolti gli ex voto, cioè doni offerti alla divinità per ricevere una grazia o per grazia ricevuta, provenienti dal santuario dell’ ”Ara della Regina”. La maggior parte di essi riproducono, in terracotta, parti del corpo umano oppure teste di individui per i quali si vuole chiedere la protezione della divinità.

Secondo Piano

Al secondo piano si trova un loggiato quadrangolare dal quale si può godere una magnifica vista sulla città e sulla campagna. In un gruppo di sale climatizzate sono conservate e ricostruite alcune tombe dipinte i cui affreschi sono stati distaccati: si tratta delle tombe del Triclinio, delle Bighe, delle Olimpiadi, della Nave. Nel salone delle Armi sono conservati i Cavalli Alati, altorilievo fittile databile al sec. IV a.C., che faceva parte della decorazione del tempio dell’ ”Ara della Regina”. Completa l’esposizione una scelta di reperti rinvenuti nei grandi scavi di Tarquinia, gestiti dall’Università di Milano per quanto riguarda la città etrusca e l’Università di Perugia per quanto riguarda il sito dell’”emporion” di Gravisca.

 

Via dei Principi  –  Doganaccia.

 

via-dei-principiItinerario: la suggestiva area funeraria della Doganaccia, dominata da una coppia di grandi tumuli, è distante circa 3 km  dalla Barriera S. Giusto, area parcheggi e centro della città; scendendo alla rotatoria e svoltando a sinistra in direzione Necropoli etrusca-Viterbo si prosegue alla Necropoli del Calvario; continuare sulla Strada Provinciale Monterozzi e, superato il moderno Cimitero, dopo 500 imboccare a destra la vecchia strada “della Madonna del Pianto” (seguire la segnaletica). Scendere e girare a destra fino alla necropoli (a sinistra con area sosta).

 

 

Dalla Doganaccia è poi possibile raggiungere, in auto o a piedi, il Tumulo Luzi in località Infernaccio, distante circa un chilometro. La tomba, caratterizzata da un imponente ingresso a gradinata destinato a ospitare le cerimonie e gli spettacoli funerari, si raggiunge percorrendo la vecchia strada “della Madonna del Pianto”: Uscendo dalla Doganaccia, si deve girare a sinistra e proseguire per 700 m; al grande incrocio, svoltare nuovamente a sinistra (seguendo la segnaletica) in via R. Follerau. Quindi, alla seconda via, girare a destra e poi imboccare la prima via a sinistra (l’accesso della tomba si trova a destra).

Dalla Doganaccia, in direzione opposta, si possono invece raggiungere, sia a piedi che in auto, i tumuli delle Arcatelle-Secondi Archi con la Tomba delle Pantere, la più antica sepoltura dipinta di Tarquinia. Proseguendo a destra, lungo la strada “della Madonna del Pianto”, si arriva all’incrocio con la Provinciale Monterozzi.
In auto: seguire la segnaletica e girare a destra fino all’incrocio con la Statale Aurelia-bis. Quindi girare a sinistra in direzione Viterbo, e, dopo più di 100 m, imboccare la strada a sinistra che attraversa la suggestiva necropoli dei Secondi Archi fino al settore funerario della Tomba delle Pantere (stradina a destra). Terminata la visita si può girare a destra in direzione del moderno
Cimitero e di Tarquinia: la strada di crinale, costeggiata da antichi tumuli, si segnala per l’incantevole paesaggio verso la marina.
A piedi: dall’incrocio con la Provinciale Monterozzi, girare a destra e poi prendere la stradina che sale a sinistra (seguendo la segnaletica) fino alla parte più elevata della necropoli dei Monterozzi; poi ancora a destra fino alla stradina della Tomba delle Pantere.

Altri due grandiosi tumuli principeschi si trovano nell’entroterra tarquiniese, sul Poggio Gallinaro (presso La Civita) e sul Poggio del Forno (in località Turchina, verso Monte Romano). Le due località, al momento non comprese nell’itinerario archeologico attrezzato, sono immerse in un ambiente ancora intatto e si raggiungono seguendo la strada Statale Aurelia-bis.

 

Gravisca.

Sulla costa, in prossimità dell’area archeologica di Porto Clementino, si trovano i resti dell’emporio greco-etrusco di Gravisca. Sono visibili i resti di un importante luogo di culti, situato ai margini della colonia romana, dedotta nel 181 a.C., sui resti di un precedente insediamento etrusco. Il santuario è frequentato dal 600 a. C. al sec. III a.C. ed è articolato con vari edifici di culto dedicati a divinità greche ed etrusche.